Povera Patria

Manca una settimana a Natale, ma qui a Edimburgo è Natale già da un pezzo.
La città si è riempita di mille luci e attrazioni, dai tradizionali mercatini tedeschi di Natale sotto la ruota panoramica in Princes Street, allo Star Flyer che svetta sulla tenda di Limbo e sul Carousel in St.Andrew’s Square. Nel frattempo i turisti aumentano e sarà così fino al punto massimo raggiunto a Capodanno 2014, con concerti e fuochi a volontà.

Nel frattempo, però, negli ultimi giorni ho avuto molti pensieri. Seguo sempre le vicende che colpiscono il nostro Paese e soffro, come moltissimi connazionali, per la situazione politico/sociale che l’Italia si è trovata ad affrontare negli ultimi anni.
Ho avuto modo di parlare con alcune persone negli ultimi giorni, italiani come me residenti qui a Edimburgo, e ho riscontrato in tutti noi la paura per un futuro dello scalcagnato stivale ignoto e un senso di colpa sempre vivo per non essere riusciti a dare e a fare abbastanza nel Paese, quando eravamo li.

Vedo le facce sempre più disilluse e preoccupate dei miei cari e dei miei amici su Skype, animate da un senso di impotenza senza precedenti, e al contempo sento un diverso ottimismo tra le persone che sono andate via per cercare di rifarsi una vita, che sia in UK o in America o in un altro posto non importa.
Sento che il nostro Paese ha ucciso ogni speranza…
Guardo alla mia esperienza, sebbene siano passati appena 8 mesi da quando timidamente mi sono affacciato a Edimburgo, e cerco di riflettere se sin qui ne sia valsa la pena: da un lato molto positiva, ho ritrovato certamente stimoli sopiti da tempo e sono contento di come funzionino molte cose qui, inoltre mi sono tolto diverse soddisfazioni…. dall’altro lato anche molte difficoltà, è vero, soprattutto per il discorso economico e di lavoro.
Edimburgo ormai non è più (o forse non è mai stata) un Eldorado, un posto dove chi arriva in 3 mesi diventa ricco e trovare lavoro è difficile come in tanti altri posti, perchè la concorrenza è alta anche per i lavori più umili, come il lavapiatti, il cameriere o il commesso.
Certo in Italia però ora come ora mi pare che la situazione sia veramente terribile e spesso fior fior di professionisti sono costretti ad umiliazioni lavorative ed economiche di cui nemmeno si rendono conto.

Io non sono un politico nè un economista e quindi non ho nessuna ricetta magica su come si possa uscire da questa situazione, però più modestamente credo che in Italia tutti quanti – tutti, anche io e anche voi che mi state leggendo – dovrebbero, visto il momento, lasciare perdere le ideologie, le dietrologie e le macchine del fango su questo o quel personaggio (che vanno tanto di moda in tutti gli schieramenti) e cercare ASSIEME di trovare un punto comune, un accordo per cercare di uscire – lo dico di nuovo – ASSIEME fuori da questo pantano in cui ci siamo ridotti.
I siti che su FB proliferano di mille e più “Svegliatevi” o “Quello che i media non vi dicono” servono davvero a poco, così come attaccare persone o movimenti per pregiudizio ideologico, da qualunque parte provenga (destra, sinistra, centro, grillini, berlusconiani, renziani, civatiani, forconi e le mille altre sigle che qui ometto). Quando dico che tutti possiamo fare un passo indietro e ragionare, senza puntare il dito verso qualcun altro ma cercando una soluzione comune, intendo davvero tutti: io penso che ci siamo resi conto che la situazione è uno schifo e non c’è bisogno di fare tanta propaganda ora, perchè è col lavoro di tutti quanti che remano nella stessa direzione che si può ottenere qualcosa, altrimenti si corre solo il rischio di giocare al tiro alla fune mentre i pezzi di questo stivale affondano.
Nel mio piccolo ogni giorno cerco di capire un differente punto di vista, di guardare le cose anche con gli occhi di chi la pensa in maniera opposta alla mia, a volte ci riesco e a volte no, però è uno sforzo che voglio continuare a fare.

Ho il timore che questa crisi abbia diviso ancora di più noi italiani, già profondamenti spaccati in genere. Ma è il senso di comunità che a mio modesto parere dobbiamo ritrovare, il senso di comunità che qui in UK funziona, il senso di comunità che abbiamo tra connazionali all’estero e che ci spinge a darci una mano, quando possibile, in nome di un “non so cosa, ma qualcosa” che ci unisce.
Un abbraccio alla mia cara Italia da Edimburgo.

PS: E’ il primo Natale che non faccio in compagnia dei miei genitori e di mia sorella e sarà per forza un Natale diverso. Spero allora che porti un po’ di serenità in tutti noi, soprattutto per qualcosa di concreto nel nuovo anno.

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15 thoughts on “Povera Patria

  1. mi trovi d’accordo sotto tutti gli aspetti. siamo capaci di farlo noi italiani? non so…però sono animata da un leggero ottimismo. non so chi qualche giorno fa su radiodeejay parlava del fatto che l’America ha subito miglioramenti e svolte epiche non appena cambiava la “generazione” di politicanti. un timido passo lo si sta facendo con Letta e con Renzi…ancora lunga la strada, ma almeno c’è qualcuno che non è al governo da 30 anni e che non si stacca dalla poltrona, ma che magari vuole costruire e cambiare qualcosa in Italia. se poi anche loro vogliono rimanere attaccati alla poltrona beh, ancor più si devono dare da fare, perché ultimamente sei segato anche abbastanza velocemente se sbagli. boh, speriamo, di sicuro un giorno vi verrò a trovare, spero sia per vacanza, ma anche fosse per trasferirci, almeno sapremo con chi scambiare quattro chiacchiere e condividere il senso di “appartenenza” che si respira all’estero. baci!!

    • Laura, grazie per il tuo contributo.
      Ci tengo a precisare (con te l’ho già fatto in privata sede) che il mio non è un invito a votare per questo o quello. Resto convinto che ognuno ha una sua visione che parte da principi “giusti”, che sia di sinistra, di destra o di centro.
      Quello che vorrei vedere – e che forse non ho spiegato abbastanza bene – è che tutte le brave persone che conosco in ogni schieramento (che siano di qualunque etichetta, e ne conosco, davvero) facessero un passo indietro e provassero a parlarsi senza urlare e senza insultarsi e senza quei “Eh ma voi…” che troncano sul nascere ogni possibile discussione costruttiva.
      Per una volta possiamo guardare avanti, accettare che stiamo con le pezze al didietro e non solo voltarsi indietro e accusare gli altri?
      Forse è utopia e anche un po’ demagogia, ma mi sembra così impossibile che ci sia così tanta bellezza nel nostro Paese per dichiararlo davvero deceduto. Proviamo a cercare un punto in comune che abbia davvero l’Italia e non l’interesse di una sola Italia….

      • non è deceduto, ma secondo me ci vuole tempo…e come ho detto altrove, la vita di una persona è unica, la vita di un paese ha tempo per riprendersi nel giro di generazioni, ma noi non possiamo aspettare, ed essere un po’ “egoisti” (?), se vuoi, fa bene alla nostra generazione. poi magari i figli dei nostri figli torneranno alle origini ripopolandola, ma il mondo è bello perché è vario e siamo tante formichine, non per questo legate ad una casa piuttosto che un’altra. per fortuna c’è da vivere ovunque, nel mondo. e anche meglio, forse.

  2. la tua analisi è giusta, quello che manca in italia è il senso di comunità. mancherebbe anche altro, ma al primo posto metterei questo. negli anni 70 e 80 un sociologo-politologo americano, robert putnam, fece una ricerca sociologica in italia, da nord a sud, con lo scopo di comprendere perchè c’era un divario così forte tra nord e sud italia in termini di sviluppo, e durante la sua ricerca, durata oltre 2 anni, ebbe modo di riscontrare che al nord c’è un capitale sociale più forte, in termini di associazionismo, di cittadinanza attiva, di donatori di sangue, di elettori, di gestione delle risorse naturali. questa ricchezza di capitale sociale, che non è altro quell’insieme di beni relazionali all’interno di una comunità e che ti permette di ottenere mutuo aiuto, solidarietà, senso di appartenenza, identità sociale, è anche la materia prima per lo sviluppo (sostenibile) di un paese. paradossalmente putnam riscontrò che al sud, nonostante la generosità diffusa, un individualismo, un egoismo, un menefreghismo che mortifica il capitale sociale e quindi depriva il territorio e la comunità del giusto progresso. quello che sta accadendo negliultimi 10 anni è che anche il ricco nord si sta sfilacciando, sta perdendo capitale sociale, ognuno va per i cazzi suoi. sono daccordo con te anche quando parli di noi, e non di ‘io’ che vivo all’estero e voi italiani rimasti in italia. siamo una comunità anyway.

  3. Mah, che dirvi, ho letto i vostri commenti, commenti anche toccanti, come toccanti sono le esperienze di chi ha lasciato in questo paese un pezzo di vita e ha deciso di ricominciarla da un’altra parte.A dire il vero, credo che oggi come oggi ci voglia più coraggio a restare che a partire.Vivere in Italia nel 2013 ricorda a volte, anzi sempre più spesso, le situazioni di una commedia di Ionesco. Come in certe situazioni da teatro dell’Assurdo, dove la realtà supera la fantasia, può capitare che un pluriomicida sia lasciato andare in giro in licenza premio, può succedere che la gente faccia la fame ma in certe assemblee regionali si butti danaro pubblico aldifuori di ogni regola e perfino di ogni buon gusto. E’ questa l’Italia di oggi, un paese fatto di macerie, con un passato grandioso a cui fa riscontro un presente piccolo piccolo e un futuro altrettanto minuscolo, tanto minuscolo che forse nemmeno si vede. Vivere in Italia è come sedere in prima fila davanti al film più assurdo e sgangherato che ci sia, e senza nemmeno aver pagato il biglietto.

  4. Ragazzi, ho leggiucchiato un po’ il vostro blogh e vi faccio i complimenti. Volevo chiedervi una cosa. Per l’accento avete fatto un po’ l’orecchio, Come vi trovate?

    • Ciao Gianni, grazie per i complimenti. L’accento? A distanza di quasi 9 mesi si fa ancora un po’ fatica a capire sto benedetto accento, ma fortunatamente gli scozzesi sono molto gentili e pazienti e quando non capisci ti ripetono senza arrabbiarsi (magari allo stesso modo di prima, eheh)

      • Ciao Roberto, piacere di conoscerti.Mi ricordo l’impatto un po’ difficile con l’accento. Spesso non ho capito una mazza, ma facevo dei grandi sorrisi e gli scozzesi di lì ricambiavano.Non ho dimenticato Edi, anzi me la porto sempre dentro, come il sapore dell’Haggins :-).Fra un po’ c’è Hogmanay, tieni la macchina fotografica pronta :

    • Ah, no, no. Solo 10 giorni di vacanza l’anno scorso, giusto di questi giorni. E un anno intero di rimorso per non essere rimasto. Cerco di misurare le parole, perchè si deve sempre restare con i piedi per terra, ma è stata una grande emozione. La vostra esperienza, in qualche misura affine alla mia (anche se non proprio simile), mi dà qualche ragione di ottimismo. Buon Natale a te e a Eleonora.Per Hogmanay, sai meglio di me come sia il tempo scozzese, Per il resto credo sia un’occasione professionale di grande soddisfazione:-)

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